Osservando i placidi laghi di Bolsena e Vico è difficile immaginare[SinglePic not found] l’inaudita energia eruttiva che li forgiò dalla fine del Pliocene fino a circa 100000 anni fa. La stessa origine ebbero le forre, profonde spaccature di
roccia vulcanica stratificata. Siamo nell’area del tufo, la roccia vulcanica appunto che, insieme al peperino più compatto, è ancora materiale di costruzione d’elezione per questi luoghi. Norchia, Sutri, Pitigliano, Sovana, Sorano, Vitorchiano e molti altri si affacciano a picco sulle pareti di roccia tufacea. E’ la cosi detta posizione etrusca inespugnabile su uno o più lati e quindi più facilmente difendibile. Probabilmente è per la facilità di difesa, per i numerosi ricoveri naturali, per la fertile terra e per l’abbondanza di acqua che si sviluppò proprio in questi luoghi la civiltà etrusca. Tutti dediti alla scoperta delle vestigia dell’antica Roma, spesso dimentichiamo questo popolo misterioso, poco conosciuto e investigato dagli stessi archeologi.
Il mistero che avvolge gli etruschi, di cui è incerta persino l’origine, è rafforzato dal particolare territorio di origine vulcanica, dalla vegetazione rigogliosa che appena appena lascia filtrare raggi di sole sul grigio e giallo del tufo, sugli infiniti pertugi scavati nella roccia, sui manufatti di splendida fattura seminascosti dal muschio. E proprio dall’unione del cielo con la terra, dalla magia che collega le forze della terra con quelle celesti, ha origine la religione etrusca. L’interpretazione
dei fulmini, gli specchi d’acqua dove si riflettono e si individuano i corpi celesti, il collegamento degli animali terreni e le costellazioni (lo zodiaco), erano tutte attività religiose. Intere aree boschive erano deputate allo studio di questi fenomeni, aree sacre come la Selva Etrusca che domina il lago di Bolsena a pochi chilometri dalla cittadina omonima. Spesso queste aree erano consacrate alla Grande Madre Terra o Dea Bianca ( la luna), la cui dimora era l’oltretomba, l’ipogeo. Le caverne, le zone sotterranee e i labirinti rappresentavano un collegamento con la Madre Terra e l’oltretomba. Forse è questa l’origine delle vie cave nel territorio etrusco. Tonnellate di tufo intagliato, fino a formare percorsi profondi più di venti metri, le vie cave etrusche sono davvero impressionanti.
Furono create intere strade con canali di scolo laterali, con tombe e simboli misteriosi lungo il percorso. Percorso per dove e lungo quanto ? In genere le vie cave si trovano vicino o nell’area sacra e probabilmente rappresentavano l’entrata a questa ultima ma molte di esse furono utilizzate come strade vere e proprie. Questo è il caso di “Cavone” la grande via
cava che possiamo visitare nei dintorni di Sovana nel “parco archeologico città del tufo”. Per godere appieno dell’aria di mistero di questo incredibile parco, scegliete un periodo lontano dall’affollamento turistico, ad esempio Ottobre quando la splendida vegetazione del luogo assume toni rossastri e cangianti. In questo periodo è possibile anche sostare nel bel parcheggio ombreggiato del parco e passare una splendida giornata a contatto con la natura. Vi troverete così al centro di varie necropoli delle quali forse la più interessante è quella dove si trova la tomba Ildebranda. In realtà la tomba custodisce un etrusco sconosciuto del terzo secolo A.C. ma prese il suo nome in onore di Ildebrando, signore di Sovana, futuro Papa Gregorio VII. La tomba monumentale è stata interamente scolpita nella collina tufacea, come un enorme bassorilievo. Una breve via cava o dromos scende penetrando nella roccia per raggiungere alla tomba vera e propria che si trova al di sotto del monumento. Seguendo i sentieri immersi nella fitta boscaglia si incontrano numerose tombe come quella dei “Demoni” o quella del “Tifone” il cui nome pare sia dovuto ad una errata interpretazione dei fregi. Passando da “Ildebranda” a “Tifone” si attraversa la prima e forse più impressionante via cava, quella di Poggio Prisca. Una ferita profonda nel tufo, un vicolo oscurato quasi completamente dalla vegetazione e una sensazione di fredda paura assale ancora oggi il visitatore. La strada prosegue in discesa e, mano a mano che la vista si abitua al buio, compaiono disegni misteriosi sulle pareti di tufo. Forse si tratta di simboli etruschi o di epoche successive o addirittura frutto della nostra immaginazione. Altri cunicoli si diramano dalla via principale forse a formare un labirinto. Forse seguire queste vie per gli etruschi significava entrare nel mondo dell’aldilà, nel profondo della Grande Madre Terra. Non meno impressionante, se non altro per le dimensioni, è il “Cavone”, una via cava più larga e più lunga della prima. Il “Cavone” era utilizzata anche come strada vera e propria e si pensa che arrivasse fino al Monte Amiata.
Le pareti sono alte anche 20 metri e, grazie alla luce che riesce a penetrare la fitta boscaglia sovrastante, si possono individuare varie tombe a circa 10 metri di altezza. Ci sono poi molti simboli interessanti.
Ad esempio il disegno di una svastica i cui uncini, ricurvi in senso orario, ai tempi degli etruschi stavano a significare il passaggio delle stagioni o semplicemente il sole. L’escursione potrebbe continuare ancora ma il tempo stringe e bisogna trovare un parcheggio per la notte. Sovana è a pochi chilometri e possiede un parcheggio abbastanza ampio e vicinissimo al borgo. Spostiamoci lì..
Donatella
In quanti posti non ci sono stato!!!
In alcuni mi ci riprometto di andarci…
Un buon fine settimana per tutta la settimana
mirco