La nostra storia raccontata direttamente dalla gente che l’ha vissuta è un tesoro prezioso che non mi stanco mai di ascoltare. Durante una visita all’Abbazia di Pomposa nelle valli di Comacchio una persona mi ha narrato uno scorcio della sua vita ed io lo riporto integralmente, senza cambiare o abbellire. Certo manca l’ambiente magico dell’Abbazia, il freddo brumoso delle valli, il calore dell’accento romagnolo ..
“Mio padre, i miei fratelli ed io eravamo intrappolati nei canali di questa immensa laguna.. nella palustre prigion dice Torquato Tasso nella Gerusalemme Liberata…
Mio padre era povero, quella povertà feroce che solo in queste zone umide e malsane si può provare..Soffriva la sete mio padre..perché quell’immensa distesa di acqua salmastra portava solo il tracoma e la malaria..I còsp ( zoccoli di legno) ed il rumore che facevano i suoi passi sulla neve ghiacciata, li ricordo ancora. Come ricordo una scuola dove i bambini, tanti bambini, si avventavano sulla loro ciotola a mensa perché a casa la sera avrebbero trovato ben poco. Tanti sparivano uccisi dalla fame, o dalle malattie infettive o dalla malaria che ancora oggi ci “regala” bambini microcitemici. La cultura ? La stragrande maggioranza non arrivava a finire le elementari ..Il nostro obiettivo ? Diventare fiocinini, pescatori di frodo di anguille era la nostra grande ambizione. Era così che si facevano i soldi allora !! “
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