Spesso i borghi italiani d’inverno assumono il fascino dei musei che, se chiusi al pubblico, sembra[singlepic id=282 w=320 h=240 float=right] siano popolati dai fantasmi delle opere d’arte. A Sarnano, in una sera di un gelido sabato invernale, può capitare che, una volta arrivati, vi ritroviate sotto l’arco della porta d’accesso al borgo e vi rendiate conto di essere in un paese stranamente deserto e silenzioso. Non vi preoccupate dei negozi chiusi e ammirate piuttosto lo stemma del luogo. Un cherubino, attorno al quale ruotano 6 ali, ricorda la leggenda secondo la quale S. Francesco, preoccupato della litigiosità degli abitanti di Sarnano, avesse fatto uno sgorbio con il cordone del suo saio su una pergamena e, dato che un Santo di sgorbi non ne fa, ne fosse venuto fuori il disegno dello stemma di Sarnano. Salite per le strade a spirale stando attenti agli scomodissimi gradini antighiaccio e godete del fascino medioevale dei vicoli e piazzette quasi tutti ristrutturati e ben tenuti. Qualche gatto ben pasciuto si aggira tra Palazzi e Chiese ma.. gli[singlepic id=280 w=320 h=240 float=right] abitanti del luogo dove sono ? ... CONTINUA
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Figli del Mediterraneo
La pista segue il letto del grande fiume in secca Tanramt.[singlepic id=103 w=320 h=240 float=right] Siamo a circa 600 metri di altezza tra le montagne del Medio Atlante . Corriamo nel nulla e nel nulla abbiamo attraversato chilometri e chilometri di paesaggi aridi e impervi. Attraverso il vetro del fuoristrada ammiriamo le mille sfumature di colore delle rocce al tramonto. Per la nostra ultima escursione in Marocco abbiamo contattato l’agenzia marocchina Berberexperience che ha organizzato un tour verso le splendide incisioni rupestri che si trovano tra le rocce di Ukas. Zaid, la nostra guida è un bel ragazzo dal sorriso aperto che invita al dialogo. ... CONTINUA
Alì e la sua pietra
Alì, quando è nato ha visto il buio. [singlepic id=134 w=320 h=240 float=right]Da noi si dice “vedere la luce” ma lì a Merzouga, nel caldo del deserto africano, i bambini devono nascere al riparo dal caldo, al buio di una tenda o nei villaggi sotterranei dove le temperature diventano più tollerabili. Alì viene da Merzouga, nel sud del Marocco ai piedi dell’Erg Chebbi, la grande duna. I genitori di Alì abitavano allora nel villaggio dei neri discendenti dai cercatori di diamanti o da schiavi sfuggiti ai loro carcerieri. Nei villaggi dei neri risuona spesso il suono dei tamburi, della musica gnawa, quella magica melodia che fino ad ora abbiamo ascoltato sulla 4×4 che ci riporta in città.[singlepic id=34 w=320 h=240 float=right] Alì ha guidato in silenzio, tranquillo, seguendo un fuori pista abbastanza impegnativo ma da pochi minuti si è scatenata una vera e propria tempesta di vento e un muro di sabbia ci isola dal mondo esterno costringendo il nostro autista a rallentare sensibilmente. Forse per allentare la nostra tensione Alì inizia a parlare e indicando le montagne, che a tratti si intravedono e che delimitano la Vallè du Draa ci dice “Io vengo da lì..”. “Abitavi lì, vicino Merzouga, Alì ? “. Alì sorride e mi spiega che nel deserto non si abita ma si cammina perché “il deserto si muove e tu con lui” e continua “ Se vuoi sopravvivere devi camminare e cercare, cercare una volta il cibo, una volta l’acqua, una volta la tua strada. Vedi, io ho sempre camminato e cercato nella mia vita. Ho incontrato tanto deserto e rare oasi che comunque mi hanno visto per poco. Non mi sono mai fermato e, anche se avevo gli occhi aridi e le gambe spezzate dalla stanchezza, all’alba ero pronto a ripartire. A venti anni ho lasciato la mia famiglia, mia moglie senza dare spiegazioni. Volevo capire cosa c’è dietro questo muro di sabbia che racchiude l’Africa, ne volevo uscire e sono partito seguendo solamente quella flebile impronta nel mio cuore. A Alnif ho incontrato un professore di mineralogia che mi ha insegnato tante cose, anche a leggere e a scrivere. Insieme a lui cercavo minerali come trilobiti, ammoniti. Su quelle montagne nere e inospitali ho trovato di tutto: azuriti, oro, argento e tante altre pietre che avevo imparato a riconoscere e che rivendevo. Quando il professore ritornò in Europa ero troppo preso a far soldi per fermarmi e continuai le mie ricerche da solo per cinque lunghissimi anni. Cinque anni di caldo infernale e di gelidi bivacchi notturni. Le ricordo ancora quelle notti in cui riflettevo su quello che non ero riuscito a dire a mia moglie prima di lasciarla. In silenzio immaginavo di spiegarle il mio desiderio disperato di fuggire da quel mondo di sottosviluppo e sofferenze, di seguire un cammino diverso da quello della migrazione verso le città del degrado. Allora le scrivevo dei poemi che immaginavo di lasciarle davanti alla sua tenda come facevano i componitori di qasida. E la mattina ripartivo a cercare, a seguire il mio cuore ma senza capire. Poi un giorno, durante una tempesta di sabbia dalla montagna rotolò una pietra fino ai miei piedi; la raccolsi e il mio cuore ebbe un sobbalzo. Era un magnifico quarzo trasparente al cui interno sembrava muoversi qualcosa. Una strana calma si impossessò di me e mi accucciai dentro la tenda, addormentandomi all’istante. Quando mi sveglia la mattina dopo la pietra sotto il mio sguardo era illuminata dai raggi del sole. Era acqua quello che si muoveva al suo interno ! Era una pietra contenente acqua preistorica. Lì nel deserto inospitale del Jbel Sahro
avevo trovato l’acqua, la vita, il tesoro del deserto. Capii che le mie ricerche erano finite: quella dura pietra nascondeva la vita come il mio desiderio di ignoto aveva celato i miei affetti. Tornai presto sui miei passi, dalla mia famiglia a Merzouga. I miei genitori con i fratelli si erano da tempo trasferiti a Casablanca e mia moglie, stanca di aspettare, era sparita. Come tradizione vuole, lasciai un poema che le avevo scritto davanti alla tenda abbandonata e iniziai la mia seconda vita, la vita dell’acqua, la vita africana. Ora sto ristrutturando un Khettara che porterà acqua a circa dieci famiglie e quando non ho soldi faccio la guida ai turisti europei. La pietra è sempre con me e mi ricorda il cammino da seguire, il principio per cui lottare. Non ho né moglie né figli: il solo pensiero che un figlio non riesca a capire il significato della pietra e cerchi di allontanarsi dall’Africa per un futuro “migliore” mi terrorizza. Vuoi sapere cosa ho scritto e lasciato davanti alla tenda di mia moglie ? Ecco.. ... CONTINUA